SALUMI
Quello che non cessa di stupirci è l’immensa varietà che la tradizione dell’arte salumiera italiana o, con una parola che ci piace di più , della norcineria italica, ci propone. Salumi morbidi o secchi, freschi e stagionati, cotti e crudi, di solo suino o misti, aromatizzati con aglio, peperoncino, finocchietto, o altro ancora, insomma un mondo inesauribile sviluppatosi nei secoli sulle caratteristiche del territorio quali il clima, le razze suine, l’alimentazione disponibile.
 
Quanti saranno i salumi differenti in Italia? Svariate centinaia. Li trovate tutti in Esperya? Per ora no ma cercheremo di proporvene sempre di nuovi. Nuovi però non vuol dire inventati di sana pianta dalle menti del marketing industriale perché le nostre scelte sono sempre improntate alla tradizione, al legame col territorio e inesorabilmente alla qualità ed alla bontà. Come riconoscere i salumi più buoni? Semplice: una carne suina deve presentare una consistenza soda e una superficie di taglio non acquosa, tutte caratteristiche del maiale maturo, di almeno 10 mesi.
 
Anche il grado di acidità (pH) gioca un ruolo molto importante, perché il suo valore contribuisce a determinare la capacità di ritenzione idrica. Il grado di acidità delle carni è correlato all’andamento della macellazione e, in particolare, al livello di stress dell’animale prima dell’ abbattimento. Meno si stressa il maiale nel corso della sua vita - e della sua morte - più è buono il frutto del suo sacrificio. Provate un salame qualsiasi, e notate l’odore di acido che si sprigiona al primo taglio. Invece vogliamo un profumo inebriante, totale, che ci risvegli l’appetito anche a fine pasto, che trasformi due umili fette di pane in un pranzo di alta classe. Un panino col salame! Non serve altro per essere soddisfatti! (Se però c’e anche un bicchiere di buon vino rosso non ci dispiace).

 

 

In primo piano
 
Strolghino di Culatello Riserva S.Antonio
Il suo sapore è leggero, delicato e stuzzicante, sopraffino quando il salame è ancora tenero. Fatelo a fette belle spesse e concedetevene una generosa porzione con del pane casereccio o sui crostini.
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Pitina della Valtramontina
Ma cos’è la Pitina? La sua forma a “polpetta” potrebbe trarre in inganno. In realtà si tratta di un salame, prodotto con un 70% di carne di pecora ed un 30% di lardo di maiale...
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Lardo di Colonnata IGP
Provatelo a fettine sottili, con del buon pane, o magari su dei crostini caldi, con un goccio di miele, o ancora per insaporire dei primi o dei secondi piatti. Attenzione però, il vero Lardo di Colonnata IGP è solo quello dei  produttori appartenenti  all’Associazione Tutela del Lardo di Colonnata.
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Il Lonzino di Cinta Senese di Paolo Parisi
Il lonzino si presenta con uno o più centimetri di grasso, che vengono ricavati dal lardo. Il budello è rigorosamente naturale e la stagionatura si protrae come minimo per sei mesi.
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